domenica 1 dicembre 2019

Principessa




Quando ero piccolo chiedevo sempre che mi venisse raccontata una favola, la mia preferita, che ancora oggi, ogni tanto, ripeto mentalmente. 

C’era una volta un reame” (anche nel bosco le favole iniziano cosi e terminano con il classico “... e vissero felici e contenti!”, non eccelliamo in fantasia nemmeno noi) “nel castello vivevano il Re, la Regina ed una bellissima Principessa” (e chi se non loro?).

Ovviamente vicino al castello c'era un bosco ed ovviamente il Re e la Regina avevano vietato alla Principessa di addentrarcisi (ma nessuno ha mai capito che più una cosa viene vietata e più la si fa?).
Un giorno la Principessa, pur sapendo di non poterlo fare, o forse proprio per quello, si allontanò dal castello e decise di entrare in quella esplosione di vegetazione che lei, fino ad allora, aveva visto solo da molto lontano.

Piante, fiori, animali, tutte esperienze nuove per lei, non aveva neppure immaginato potesse esserci tanta vita dentro quel bosco e, a differenza di quanto le era stato raccontato da sempre, era bellissimo e non sembrava esserci alcun pericolo.

La curiosità la spinse però un po' troppo lontano dal castello e quando si voltò per tornarvi si accorse di non sapere più dove effettivamente fosse. Non si perse d'animo, non lo faceva mai, e decise di prendere una direzione, quella che le sembrava essere la più corretta per tornare a casa.
Mentre camminava, per niente intimorita, arrivò ad una radura al centro della quale un piccola capanna con un camino fumante.

Qualcuno doveva essere dentro e si avvicinò per chiedere indicazioni, ma decise che sarebbe stato meglio non dire che era la Principessa … meglio evitare, in fondo chissà chi abitava in quella capanna.

(Qui ci sarebbe potuto essere un colpo di scena dicendo che dentro la capanna c'era un fabbro … ed invece, essendo in bosco il nostro personaggio era un banale boscaiolo … avevo anticipato che anche noi a fantasia siamo scarsi …)

"Mi scusi, è permesso?" la porta era aperta ma sarebbe stato maleducato entrare.
"Certo che puoi entrare, non mi dire che ti sei persa nel bosco?" la voce dall'interno era rassicurante.

"Beh, proprio persa no …" bella e coraggiosa la Principessa, ma anche orgogliosa e non avrebbe mai ammesso di essersi smarrita.

"Ah, allora è la curiosità che ti ha spinto fino a qui!" il boscaiolo nel frattempo si era avvicinato a lei, l'aveva fatta sedere affinchè si riposasse un po' e le aveva anche dato un bicchiere di acqua fresca.

Non era uno dei tanti Principi a cui lei era abituata, spettinato, un po' sporco e con le mani callose, ma era simpatico ed ispirava fiducia.

"Immagino che tu venga dal reame al confine con questo bosco, ci stavo proprio andando per riprendere alcuni strumenti che ho lasciato al fabbro perché li affilasse" (ecco che spunta il fabbro!)
"Se vuoi, ma solo se vuoi, possiamo andare insieme, sono  solo pochi minuti di camminata e potremmo farci reciprocamente compagnia, sono sempre da solo e non mi dispiacerebbe affatto poter fare il tragitto almeno una volta con qualcuno".

Era una persona gentile, per non far pesare alla Principessa il fatto che si era persa (perché si era veramente persa anche se non lo voleva ammettere), propose la cosa come se fosse stato lui a chiedere un favore a lei e non viceversa.

"Ma si" rispose con quella deliziosa voce che aveva "andiamo insieme".

Il sentiero non era tracciato, solo chi lo conosceva bene avrebbe potuto percorrerlo agevolmente, in alcuni tratti era molto ripido, in altri un po' scosceso, ma il boscaiolo era sempre pronto a dare una mano alla Principessa.

"attenta che qui cede il terreno … qui è ripido, aiutati con quella fune che ho legato all'albero … appoggiati a me che potresti cadere e sporcarti …" in ogni passaggio difficile lui c'era, discreto, senza imporsi, ma c'era.

Arrivarono in prossimità del villaggio e la Principessa capì che non poteva entrarvi perché sarebbe sicuramente stata riconosciuta e non voleva far sapere al boscaiolo chi era.

"Io devo salutarti qui, perché abito dall'altro lato. Grazie per la compagnia e per l'aiuto che mi hai dato. Se non ti dispiace qualche volta verrei volentieri a trovarti nella tua capanna".

"Ciao, Signorina, allora buon rientro a casa. Puoi venire a trovarmi quando vuoi, oramai la strada la conosci".

Nei giorni successivi e sempre più frequentemente, la Principessa eludeva la stretta sorveglianza delle guardie reali e raggiungeva il boscaiolo nella sua capanna; tutte le volte che arrivava, come se lui avesse percepito il suo arrivo, le faceva trovare un oggettino di legno scolpito.

Parlavano tanto i due, degli argomenti più disparati, ma dovevano proprio divertirsi perché le loro risa riempivano il silenzio del bosco.

Ma il Re si accorse che qualcosa non andava secondo i suoi piani: la Principessa non era quasi mai a Castello, non passava il suo tempo a cucire e ricamare, non incontrava tutti quei bei Principi che andavano a trovarla. Alla sera era sempre stanca ed affamata e nonostante si coprisse aveva visto che gambe e braccia erano talvolta graffiate, ma non l'aveva mai vista infilarsi nel roseto fiorito proprio all'interno del giardino.

Decise quindi di farla controllare da una delle guardie.

Non fu difficile per lui seguirla nel bosco senza farsi notare ed arrivò facilmente alla capanna del boscaiolo. Quando vi entrò trovò la Principessa che stava osservando l'ennesimo regalo che le era stato fatto, un piccolo taglierino in legno scolpito, mentre sorseggiava un po' di acqua fresca da una ciotola, anch'essa di legno.

"Principessa!" gridò la guardia.

Lei si sentì scoperta, il boscaiolo, invece, non capiva.

"Signoria vostra non può stare qui!" (chi sarà stata mai questa "signoria vostra"?)

Abbasso il capo, con un cenno della mano salutò il boscaiolo e seguì la guardia per tornare al castello.

Si prese una bella lavata di testa dal Re, dalla Regina e da tutti coloro che avrebbero dovuta curarla, ma lei, il giorno dopo, scappò di nuovo e tornò nel bosco (forse mi ero dimenticato di dire che era anche furba e testarda).

Entrò nella capanna con un sorriso enorme ma non fu ricambiata dal boscaiolo che, stranamente non le aveva preparato ne la brocca dell'acqua ne fatto uno dei suoi soliti regalini; era la prima volta, in così tanto tempo, che non aveva percepito il suo arrivo … forse.

Non solo, l'uomo era anche molto triste, non lo aveva mai visto così.
 
"Cosa è successo? Forse sono venute le guardie  di mio padre a minacciarti?"

"Ma no, che dici? Vengano pure, non ho paura" rispose lui con voce tranquilla ma cupa "Perché non mi hai detto che eri la Principessa?

"Te lo avrei dovuto dire?" disse lei.

"Certo che dovevi, ti avrei trattata come una Principessa, ti avrei dato da bere in un bicchiere di vetro, ne avrei comprato uno al villaggio, e non nella ciotola di legno, avrei pulito la capanna prima del tuo arrivo, ti avrei fatto degli oggetti più belli e con legni più pregiati …"

"Fermo, fermo, adesso fai silenzio" la Principessa si rivolse a lui come una vera Principessa " io sono stanca di essere trattata come una Principessa, tutti, al castello ed al villaggio  mi trattano come una Principessa, ma io scappavo da loro perché tu sei l'unico che mi fa sentire una Principessa!".

Il boscaiolo non capì … "trattare come" o "far sentire come" non era in fondo uguale?

Probabilmente no! Ma se quello era ciò che voleva la Principessa avrebbe continuato a farlo, la fece sedere una sedia traballante, prese dalla credenza la ciotola e la riempì d'acqua, con il coltello iniziò a lavorare su un pezzo di legno ed insieme si misero a ridere.       

Nessuno poté impedire alla Principessa di continuare ad andare, di tanto in tanto, alla capanna del boscaiolo e lui, tutte le volte, si faceva trovare pronto a riceverla.

Non si sono mai sposati, troppo diversi, ma comunque vissero per sempre felici e contenti.   >


Forse dovrei provarci anche io, la prossima volta che incontrerò una Fata, invece di "trattarla da Fata" farò in modo di farla "sentire una Fata" e … anche se fata magari non lo è!

Se ha funzionato con il boscaiolo, perché non dovrebbe funzionare anche con me? Mi piacerebbe vivere per sempre felice e contento (specialmente quel “per sempre” ... sul “felice e contento” non posso lamentrami).

sabato 9 novembre 2019

Jazz




Il passo è lento e leggero, il movimento del corpo sinuoso ed elegante, gli occhi, due uniche piccole stelle incastonate in un cielo atipicamente cupo, dall'espressione furba e curiosa.

Il suo mondo è li, un appartamento nella grande città al margine del bosco, ne conosce ogni piccolo dettaglio, ma è perfettamente conscia che i confini possono essere valicati e che fuori esiste un altro mondo fatto di … chissà da chi e da cosa è popolato l'altro mondo, già sapere che esiste la stuzzica e la affascina.

Forse è proprio per questa sua curiosità che la notte preferisce passarla seduta sul tetto dell'appartamento a guardare oltre quella miriade di luci che caratterizzano la città, nella speranza di percepire segnali dell'"altro mondo".

Mi capita spesso, nei miei frequenti voli notturni, di vederla su quel tetto accovacciata a contemplare nel vuoto con quella sua espressione sognante.

Non mi sono mai avvicinato a Lei, seppur tante volte ci abbia provato, sono talmente "diverso" da Lei: piccolo, buffo, goffo, probabilmente mi scaccerebbe come si fa con una zanzara quando ti ronza fastidiosamente vicino all'orecchio …

No, meglio rimanere qui in disparte, è già molto bello guardarla e farsi contagiare dalla sua particolare energia, perché rischiare di rovinare tutto con uno scontatissimo e poco originale: "ciao, sono un Folletto!".

Una cosa però l'ho fatta, ovviamente di nascosto, l'inverno è ormai alle porte e le temperature, specialmente quelle notturne, cominciano ad irrigidirsi; qualche giorno fa l'avevo notata nel suo solito posto, ma si era avvicinata al comignolo sbuffante, forse qualcuno, nell'appartamento, aveva acceso il fuoco nel camino e così quell'angolo di tetto era riscaldato dal fumo che usciva.

Avrebbe potuto starsene al calduccio davanti ai ceppi scoppiettanti ed invece, anche quella sera, non aveva voluto rinunciare a salire sul tetto per sognare.

Il giorno dopo, prima del calar del sole, con il rischio di farmi vedere da qualcuno (strano ma c'è ancora qualcuno che tende ad alzare il naso e guardare al cielo … specialmente gli umani più piccoli), avevo portato una calda e soffice coperta, tessuta da una mia amica fatina, e l'avevo lasciata vicino al comignolo in modo che la potesse vedere: da quel giorno, quando passo, la vedo sempre avvolta nella coperta, credo di averle fatto un buon regalo.

Anche stanotte una leggera brezza proveniente dal mio bosco e diretta alla grande città mi ha permesso di salire su una foglia e dirigermi in una delle mie scorribande notturne e non posso non passare da quello che ormai chiamo il "Tetto di Lei" per un fugace saluto.

Mi sto avvicinando e noto subito qualcosa di diverso dal solito: non è accovacciata sotto la coperta ma seduta su di essa, le orecchie incredibilmente tese ed il corpo proteso in avanti, gli occhi sono due fessure, l'espressione estremamente concentrata; qualcosa l'ha colpita, qualcosa ha sentito, deve solo capire cosa.

Mannaggia mi ha visto! Mi fermo in una zona più buia ma Lei continua a guardare sospettosa verso di me.

Provo a spostarmi per cercare riparo dietro un albero (anche in città ci sono gli alberi, ma parlano poco, sono tristi) e noto che Lei non mi ha seguito con lo sguardo … fiù, ero solo in traiettoria, ma non mi aveva visto!

Mi volto per capire cosa la incuriosisca così tanto: dietro di me solo il bosco.

Ascolto i rumori del bosco, a me conosciuti, per capire se c'è qualcosa di anomalo: mi pare tutto normale, anzi no, stasera ci sono gli "scalmanati" che hanno deciso di ritrovarsi per fare un po' di confusione.

Sono cinque folletti come me che un giorno si sono avventurati in un viaggio molto lungo; quando tornarono ci raccontarono di essere stati in una città diversa dalle altre, le case erano tutte più basse di quelle della nostra vicina grande città, con simpatiche terrazze in ferro, strabordanti di piante e fiori, che formavano, sul piano stradale, colorati portici.

E poi le persone che le abitavano … mai viste di così felici e spensierate, cantavano, suonavano, ogni occasione ora quella giusta per ballare, anche in strada.

Ne erano rimasti affascinati e così decisero di costruire degli strumenti come quelli che avevano visto e di ritrovarsi, ogni tanto, per suonare, cantare e ballare. Anche nel bosco.

Peccato che nessuno di loro conoscesse la musica, quindi ognuno di loro suonava il proprio strumento cercando di stare dietro agli altri, talvolta con scarsi risultati.

Loro si divertivano come pazzi, ma gli abitanti del villaggio ben presto si stancarono di quello che loro chiamavano "rumore" e li obbligarono a spostarsi in una grotta ai margini del bosco e sufficientemente lontani dal villaggio stesso.

Io non lo consideravo rumore, non era raro che andassi ad ascoltarli, ma rimanevo sempre nascosto nell'alta vegetazione per non farmi vedere, non so perché, ma preferivo così.

Quella sera il venticello stava portando quella musica fino in città e Lei l'aveva sicuramente sentita.

Dalla sua espressione capii che quello era il "mondo" che aveva sempre saputo esistesse e che doveva assolutamente visitarlo. Ma come?

Mi faccio coraggio (proprio io che sono un fifone …), conto fino a dieci (lentamente …) e mi avvicino a lei: è anche più bella di come la vedevo da lontano.

"Ciao sono un Folletto!" (patetico …)

Mi guarda per un attimo e poi torna concentrata sul punto nel vuoto dal quale proviene la musica.

"Ciao"

Come se tutti i giorni vedesse un folletto …

"Bella vero?" tento un secondo approccio.

Questa volta sono più fortunato, mi osserva un po' più a lungo e mi risponde anche: "molto! Cosa è?"

Bella figura che ho fatto! Cosa è? E che ne so io cosa è! Mica posso dirle "rumore"!

Dato il mio spiccato senso dell'originalità, continuo imperterrito nel campo dell'ovvio … "sono miei amici che suonano, vuoi andare a sentirli più da vicino?"

Bugiardo! (Non è vero che sono miei amici)

Illuso! (Sicuramente vorrebbe andare a sentirli, ma con me?)

"Ok! Andiamo"

Anche sordo adesso!

"Dai, muoviamoci, altrimenti finiscono prima che si arrivi".

Eh no, questa volta ho sentito bene! Vuole proprio che l'accompagni e non me lo faccio ripetere due volte.

"Seguimi" … era già partita ..

Arrivati alla grotta mi accorgo che all'interno sono in tanti ad ascoltarli: ci sono altri folletti, fatine, animali del bosco e, stranamente, anche della città.

Ci sediamo in un angolo e più ascoltiamo e più ci rendiamo conto che quel "rumore" ha un senso, che quella è musica, musica vera.

Una cosa mi colpisce: i cinque folletti che suonano si divertono più di tutti quelli che invece sono li per ascoltarli, come se suonassero prima per loro e poi anche per gli altri.

È una musica coinvolgente, una musica che mette i brividi.

Mi volto verso di Lei proprio nel momento in cui Lei si volta verso di me e mi accorgo che i suoi occhi si sono fatti di una dolcezza difficilmente descrivibile.

Rimaniamo così, a guardarci, per minuti (anche se a me sembrano ore) e dentro i suoi occhi vedo, nei più piccoli dettagli, il mondo che Lei immaginava su quel tetto e che oggi ha preso finalmente corpo.

Chissà cosa lei ha visto nei miei (temo un pesce lesso, dato che si leccava i baffi!)

Ma tutte le cose belle hanno sempre una fine e sempre nel momento meno opportuno: la musica finisce, la grotta si svuota, ognuno torna alla propria casa. Sarei voluto rimanere li tutta la notte … ed il giorno dopo, ma uno dei musicisti ci sta gentilmente buttando fuori.

Lei però è curiosa di natura e non resiste: " Ma che musica è?"

Lui la guarda, fin troppo accuratamente …, e le risponde pacatamente: "Jazz, piccola!"

"Ma è cosi diversa dalle altre musiche!"

"Certo!" riprende il folletto musicista "a differenza di quanto accade in tutti gli altri generi, dove il brano è comunque sempre più grande di chi lo suona, nel Jazz il protagonista è chi lo interpreta, a prescindere da ciò che viene suonato!"

Magia …



martedì 25 dicembre 2018

Il bruco, la farfalla ed il corvo


Grazie Sciarada per l'invito, eccomi qua:



Freddo, vento, neve e gelo ma nonostante il meteo non certo accogliente, nel bosco, come ogni anno in questo periodo, un bruco "particolare" decide di trasformarsi in farfalla.

Come bruco è indistinguibile, uno come tanti, un bruco tra i bruchi ma quello che sta per diventare non sarà una farfalla come tutte le altre; sarà più bella sarà colorata, sarà ...la più particolare delle farfalle. 

Ma come ogni anno anche questa volta il corvo, nero è cattivo, non vuole che la farfalla nasca. 

Nel suo losco e maleodorante covo ha riunito gli altri corvi ed ha chiesto loro di setacciare l'intero bosco: ogni angolo, ogni anfratto, con lo scopo di uccidere e mangiarsi tutti bruchi che vi abitano. 

Non si sono fatti pregare due volte, è stata una strage ... tranne che per loro, ovviamente, perchè oltre che a divertirsi si sono fatti anche una grande scorpacciata.

Ma non sono stati attenti perché in una grotta, neanche tanto nascosto, avevano lasciato un bruco; forse non lo avevano notato o forse sì, ma il suo aspetto era talmente insignificante che mai avrebbero immaginato che proprio da lui sarebbe nata quella bella farfalla tanto odiata dal corvo.

E così stanotte, nonostante gli sforzi di quegli uccellacci, il bruco si è nuovamente trasformato in farfalla e tutti gli abitanti del bosco festeggiano questo bellissimo evento che si ripete.

Anche stavolta il corvo, brutto e cattivo, ha perso! 


Buon Natale



(molto, molto, molto liberamente tratto dal Vangelo secondo Matteo 2.1-16)



sabato 23 dicembre 2017

25 dicembre: la nascita ... la rinascita





C’è una cosa che mi piace più di ogni altra, addentrarmi nel bosco senza una meta, senza sapere dove e come finirà e la mia passeggiata. 

Ad ogni bivio che incontro, infatti, devo prendere una decisione, fare una scelta: e adesso quale strada prendo? 

Non so dove portano, non so quanto siano difficili da percorrere, ma devo comunque scegliere... ed a cosa affido la mia decisione?

Perché faccio una scelta? 

Cosa me la fa fare?

La speranza!, 

Ogni volta che cambio srtada vive in me la speranza di prenderne una migliore. 

Ad ogni bivio il mio viaggio rinasce con aspettative nuove e migliori.

È un po’ come nella vita, quanti bivi affrontiamo, quante decisione prendiamo e quante scelte facciamo. 

Ed ogni volta la solita speranza. 


Siamo nati un giorno, ma ogni giorno rinasciamo nuovi. 


Non abbandoniamo mai la speranza perché è lei che ci manda avant,i ricordiamoci che nella vita  non è come durante una passeggiata dove se ti accorgi che hai sbagliato strada puoi sempre tornare indietro.

Come diceva un mio vecchio,saggio amico: “nel tuo cammino ci saranno momenti in cui ti fermerai, altri in cui sbanderai ... Troverai chi ti starà vicino, oppure ti ritroverai solo. Ci saranno giorni in cui sarai felice ed altri in cui ti sentirai triste ... Non hai sbagliato strada ... E’ la vita!

Buon Natale

venerdì 25 agosto 2017

Arrivederci ...





 


Se c'è una cosa che neanche nel bosco è possibile fare è ... creare il tempo; ci ho provato con insistenza, non mi basta mai quello che mi viene messo a disposizione, ma, nonostante l'ingegno e la mia testardaggine, non ci sono proprio riuscito.

Gli impegni (quelli "extra vita nella Grande Città") che prima erano saltuari, oggi sono diventati massicciamente presenti e mi stanno felicemente rubando ogni secondo "libero".

Siamo in tanti ad avere bisogno (io per primo), ma qualcuno ne ha di più ... esco da questo bosco solo per potermi dedicare di più a ciò che accade nell'altro bosco, dove anche li i folletti sono sempre ben accetti (perchè non diventate folletti come me?).

Grazie per la compagnia che mi avete fatto, scusatemi per i guai combinati ... ma dico e scrivo sempre ciò che penso ...

La mia non è una fuga ma solo un arriverdci, io comunque resto e sarò sempre raggiungibile.

Vi lascio con una delle ultime Fatine che si sono rivolte ai folletti per esprimere un desiderio ... 

 
Volare come una farfalla

e comuqnue mi trovate anche qui ...

Make a Wish Italia

Ciao


Luigi




domenica 29 gennaio 2017

sabato 10 dicembre 2016

250 - Leggenda di Natale






Come sempre, in questo periodo, anche nel bosco viviamo l'Avvento: non sappiamo ancora bene chi arriverà, ma certamente qualcuno arriverà anche questa volta.

Per questo motivo tutte le sere ci ritroviamo nella piazza del villaggio dove, a lume di candela, il Saggio dei Saggi ci racconta alcune strane cose che sono successe in passato nel bosco affinchè le tradizioni ed i ricordi possano trasferirsi dai più anziani a più giovani.

Ieri, considerato che faceva molto freddo, ci ha confidato che tanto tanto tempo fa il pettirosso non aveva questo nome e che in verità era un normalissimo uccellino monocolore, tutto marrone e neanche tanto carino.

Successe che, nella capanna abitata da una povera famiglia, nacque un Bimbo e che per scaldarlo Babbo e Mamma accesero un fuocherello accanto alla culla.

Al calar della notte il freddo si fece ancor più pungente ed allora Babbo disse a Mamma:

"Tu riposati un po', io tengo viva la fiamma in modo che possa continuare a scaldare il nostro piccolo"

Mamma si addormantò subito per quanto era esausta, mentre Babbo si preoccupava che il fuoco non si spengesse.

All'interno della capanna aveva trovato rifugio anche un piccolo uccellino che era stato cacciato dallo stormo perchè aveva le penne e le piume tutte marroni, mentre tutti gli altri le avevano bianche sul petto.

Credevano fosse malato e per timore fosse anche contagioso lo allontanarono.

Si era appollaiato su una delle travi del tetto e si stava anche lui godendo il calduccio del fuoco quando si accorse che anche Babbo si era addormantato e che il fuoco si stava lentamente spengendo.

"Il Bambino soffrirà il freddo e potrebbe ammalarsi se non viene subito alimentata la fiamma" pensò il piccolo uccellino.

Prese quindi una decisione molto coraggiosa: volò proprio fin sopra al fuoco e cominciò a sbattere forte le ali per fare vento sulla fiamma che subito si ravvivò.

Resistette in quella scomodissima posizione fino all'alba quando un raggio di sole entro dalla finestra e illuminò il Bimbo dentro la sua culla.

Il suo petto si era completamente scottato per quanto si era avvicinato al fuoco e le ali non le sentiva ormai più dalla stanchezza, ma proprio in quel momento il Bambino si svegliò e lo vide.

Seppur piccolissimo capì subito cosa era successo e realizzò che quel minuscolo uccellino aveva salvato la vita a lui ed ai suoi genitori; lo chiamò a se e l'uccellino si butto lettteralmente tra le sue braccia.

Era talmente sfinito e le ustioni erano così gravi che probabilmente sarebbe morto di li a breve, ma il Bimbo cominciò ad accarezzarlo sul petto che subito smise di bruciare.

Anche le ali sembravano aver ripreso forza.

L'uccellino stava bene, anzi, non si era mai sentito meglio e, miracolo, le piume del suo petto erano rimaste di un bellissimo e vivo color rosso.

"Grazie per aver alimentato la fiamma per tenermi al caldo" disse il Bimbo

"Grazie per queste splendide piume rosse" rispose l'uccelino.

Orgoglioso della sua nuova e bellissima livrea l'uccellino tornò al suo stormo dove tutti lo accolsero felici.

Quello fu giorno in cui sulla terra apparve il primo Pettirosso!