giovedì 11 dicembre 2014

216 - La Clessidra



Un attimo.

L'equilibrio lo raggiungi solo in quell'attimo, il tempo necessario a quel minuscolo granello di sabbia per passare da una parte all'altra ...

Fino a quel momento, a seconda dello spazio che già occupavi potevi sentirti "vuoto" ma con la consapevolezza che avresti piano piano, granello su granello, riagguantato la situazione prevalendo su chi ti stava sopra, oppure potevi sentirti "pieno", forte, con la sicurezza di chi sa di avere più dell'altro, una sicurezza che però ti confonde e non ti fa percepire che ti stai lentamente svuotando.

Quando poi il vuoto diventa pieno e crede di aver raggiunto l'obbiettivo un brusco movimento, un improvviso capovolgimento e già ricomincia a perdere qualcosa di se ...

Nello stesso istante, il pieno, ormai completamente svuotato e sull'orlo della disperazione che la perdita ha creato, capisce di aver ormai toccato il fondo, che peggio non potrà più essere, che  qualcosa stà lentamente tornando, basterà pazientare per poter tornare a gioire.

Cicli, fasi, ritmi ... il pieno che sia alterna al vuoto, è così e sempre lo sarà, non si può fermare il tempo e devi essere pronto a godere di quell'attimo di equilibrio, un solo istante nel quale non esiste un pieno ed un vuoto, un bello ed un brutto, un bianco ed un nero, un solo istante dove non esiste un"sopra" ed un "sotto", dove la parte di te che perde qualcosa non prevale su quella che prende e viceversa.

Mi sono ritrovato nei momenti "forti" senza accorgermi che qualcosa mi sfuggiva di mano, inesorabilmente.

Mi sono ritrovato nei momenti "deboli" piangendomi addosso invece di percepire che quel qualcosa stava tornando.

Un pò su, un pò giù ... alla ricerca di quell'attimo in cui quel granello di sabbia che fa la differenza   si è già staccato dal punto di partenza ma non ha ancora raggiunto la momentanea destinazione ... magari scattando una foto di quell'istante, per renderlo interminabile.


lunedì 24 marzo 2014

215 - Il tempo

Se non accadesse nulla,
se nulla cambiasse,
il tempo si fermerebbe.
Perché il tempo non é altro che cambiamento,
ed é appunto il cambiamento che noi percepiamo,
non il il tempo.
Di fatto, il tempo non esiste.





lunedì 17 febbraio 2014

214 - La "perdita"


"Ciao, perchè quel muso lungo?"

"Oggi è una brutta giornata, ho
perso una cosa a cui tenevo molto"

"Almeno sai dove l'hai persa ?"

"Certo che lo so ..."

"Ed allora dov'è il problema? Ti aiuto a cercarla,
quattro occhi sono meglio di due "

"Ti ringrazio, sei sempre così  
gentile ma stavolta non puoi 
veramente essermi di aiuto"

"E' sufficente cercare, per ritrovare.
Quanto mai sarà piccolo quello che hai perso"

"Era una cosa grande, non piccola.
Ho perso un'amicizia, una grande amicizia"

"Beh ... se è così ... hai ragone tu.
Non posso veramente aiutarti, ma non perchè sia
difficle ritrovarla, semplicemente perchè non si
può perdere un qualcosa che non si è mai posseduto

      



martedì 4 febbraio 2014

213 - l'indovinello



La passeggiata nel bosco era ormai giunta al termine, eravamo partiti la mattina presto quando il sole aveva appena cominciato a fare capolino dalle vicine colline, avevamo camminato senza una meta e senza un preciso scopo.

Osservando la natura ci divertivamo a fare un gioco, uno di noi indicava qualcosa e diceva ad alta voce una parola che, a suo parere, la rappresentava, gli altri dovevano indovinare cosa legava l’oggetto alla parola, il primo che lo faceva esattamente aveva vinto.

Birichino indicò una farfalla e grido “pensiero!”

Furono in due a rispondere quasi all’unisono “leggerezza: sia la farfalla che pensieri volano leggeri”. In effetti era abbastanza facile.

Anche Ciuffo volle provare “cambiamento” indicando un piccolo serpentello sulla riva del fiume.

Troppo semplice, furono in diversi a dire che il serpente cambia pelle ad ogni stagione … occorreva qualcosa di più impegnativo.

Felicità” disse Biondina indicando un fiore. Provammo in molti a trovare un nesso logico, ma nessuno si avvicinava a ciò che lei intendeva fino a che Ruzzola non indovinò “la felicità è come un fiori da cogliere ogni giorno”. Ci fu un lungo applauso.

Continuammo così per molto tempo fino a che sentimmo dietro di noi Ghiro, che fino ad allora era sempre stato in silenzio, gridare “pazienza”, appoggiandosi ad un grosso albero.

Furono molti i tentativi ma questa volta non riuscivamo a trovare cosa legasse la pazienza all’albero.

Ghiro, con sua immensa soddisfazione, aveva aspettato fino ad adesso per svelare il suo indovinello, eravamo rimasti in silenzio per diversi minuti, guardandolo ed aspettando che ci spiegasse, ormai stavamo per salutarci …

La pazienza è come un albero: le radici sono molto amare, ma i frutti sono sempre dolcissimi 

martedì 21 gennaio 2014

212 - Bello volare!



Le gocce di pioggia, che simili a piccoli aghi si conficcano nei miei occhi socchiusi, non mi infastidiscono poi più di tanto, è troppo bello potersi far trascinare dal vento stando seduto su questa foglia.

Da quassù la vista è meravigliosa, e non è  vero che più ci si allontana e meno particolari si vedano: certo, i dettagli svaniscono, ma la possibilità di poter vedere più cose contemporaneamente compensa questa mancanza.

Quel fiume ad esempio: amo stare sulla sua riva con i piedi immersi in quell’acqua fredda che veloce scorre verso la grande città, osservando l’enorme varietà di animali che vi abitano, ma adesso posso a vederlo in tutta la sua immensa grandezza: un po’ più a monte del nostro villaggio il suo corso è interrotto da una cascata dalla quale si alzano spruzzi e nuvole, in alcuni punti le sue anse  si spingono in zone forse inesplorate del bosco, formando piccoli laghetti.

Non smetterò mai di ringraziare l’amico vento che mi permette di provare l’ebbrezza del volo anche se, ogni vola che rimetto i piedi per terra … continuo a guardare il cielo.



martedì 7 gennaio 2014

211 - Carote e pomodori



C’è un vecchio nel villaggio, che poi tanto vecchio non è ma lo chiamano tutti così, che ogni anno, nel suo orticello, semina le carote.

Le cura amorevolmente, le segue in tutte le fasi di crescita, non le trascura mai, ma quando poi le raccoglie le regala e non ne mangia nemmeno una …

Un giorno gli chiesi il perché di questo strano comportamento e lui mi rispose che le carote non gli piacciono, lui vorrebbe tanto dei pomodori, di cui ne va ghiotto, ma “…. vengon solo carote!”    

Ho provato a spiegargli che se continua a piantare semi di carote non potrà mai ottenere pomodori, ma lui è testone e continua.

È iniziato il nuovo anno, anche io sono un gran testone, ma voglio provare a piantare un seme diverso, voglio smettere di fare sempre le stesse cose, così,  per vedere se il risultato cambia.



sabato 21 dicembre 2013

210 - Auguri !



Non più giovanissimo, figura pesante, un velo di tristezza negli occhi mal celata da un sorriso di circostanza.

Non è un buon momento questo per me mentre tutti gioiscono per le imminenti festività.
I più piccoli non andranno a scuola per qualche giorno, i più grandi avranno un po’ di riposo per staccare dalle loro frenetiche attività.
Io dovrò lavorare, senza sosta, giorno e notte.
Tutti chiedono, vorrebbero, qualcuno pretende, pochi, troppo pochi, pensano di dare qualcosa.
Io vorrei chiedere, ma a chi?
Le persone si fanno gli auguri tra loro, anche quando è un anno che magari nemmeno si erano sentite, ma se mi vedono vengo additato, al massimo un saluto, distante, freddo.
Pensare che bene o male sono stato loro “amico” almeno una volta nella vita”

Mi sono frugato in tasca, avevo una vecchia ocarina che a volte mi piace suonare quando sono nel bosco.

L’ho strusciata sulla manica, per ripulirla un po’.

Mi sono avvicinato a quel vecchio e gliel’ho donata

Scusa, non è impacchettata come avrebbe dovuto essere ma volevo farti un regalo per questo natale

Poi l’ho abbracciato forte ed altrettanto forte lui ha stretto me al suo enorme corpo.

Auguri Babbo Natale, tanti auguri anche a te” 



giovedì 5 dicembre 2013

209 - La Gabbia


Le sbarre erano strette, troppo strette per poterci passare in mezzo anche per  uno piccolo come me e sono troppo spesse e resistenti per poter pensare di spezzarle.

Eppure un modo doveva esserci per uscire da quel posto in cui mi ero, chissà come, infilato.


Studiavo la situazione senza trovare una soluzione, ero ormai sfiduciato e mi stavo per arrendere quando ho deciso di guardarmi intorno, semplicemente facendo un giro su me stesso.

Non mi ero accorto che la porta era aperta, mi ero concentrato sulla gabbia e non sul fatto che la porta non fosse stata chiusa.

Sono uscito.

Ho perso un pò di tempo, ma almeno ho imparato qualcosa.