Un attimo.
L'equilibrio lo raggiungi solo in
quell'attimo, il tempo necessario a quel minuscolo granello di sabbia per
passare da una parte all'altra ...
Fino a quel momento, a seconda dello spazio che già
occupavi potevi sentirti "vuoto" ma con la consapevolezza che avresti
piano piano, granello su granello, riagguantato la situazione prevalendo su chi
ti stava sopra, oppure potevi sentirti "pieno", forte, con la
sicurezza di chi sa di avere più dell'altro, una sicurezza che però ti confonde e non ti fa percepire che ti stai lentamente svuotando.
Quando poi il vuoto diventa pieno e crede di aver
raggiunto l'obbiettivo un brusco movimento, un improvviso capovolgimento e già
ricomincia a perdere qualcosa di se ...
Nello stesso istante, il pieno, ormai completamente
svuotato e sull'orlo della disperazione che la perdita ha creato, capisce di
aver ormai toccato il fondo, che peggio non potrà più essere, che qualcosa stà lentamente tornando, basterà
pazientare per poter tornare a gioire.
Cicli, fasi, ritmi ... il pieno che sia alterna al vuoto,
è così e sempre lo sarà, non si può fermare il tempo e devi essere pronto a
godere di quell'attimo di equilibrio, un solo istante nel quale non esiste un
pieno ed un vuoto, un bello ed un brutto, un bianco ed un nero, un solo istante dove non esiste un"sopra" ed un
"sotto", dove la parte di te che perde qualcosa non prevale su quella
che prende e viceversa.
Mi sono ritrovato nei momenti "forti" senza
accorgermi che qualcosa mi sfuggiva di mano, inesorabilmente.
Mi sono ritrovato nei momenti "deboli"
piangendomi addosso invece di percepire che quel qualcosa stava tornando.
Un pò su, un pò giù ... alla ricerca di quell'attimo in
cui quel granello di sabbia che fa la differenza si è già staccato dal punto di partenza ma
non ha ancora raggiunto la momentanea destinazione ... magari scattando una
foto di quell'istante, per renderlo interminabile.

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