martedì 23 febbraio 2010

26-La formica

Passeggiando, come mio solito, mi sono attardato ad osservare un gran numero di formichine che si stavano dirigendo tutte in un unica direzione, formando una lunghissima, ma ordinata e disciplinata, fila.
Come è strana la natura, e quanto è affascinante la sua stranezza.
Ogni essere vivente possiede capacità che gli permettono di vivere nel mondo in cui si trova.
Ma, chissà per quale motivo, ce ne è una che è inversamente proporzionale alle necessità, èd à la forza fisica.
Più un essere è piccolo e più è forte fisicamente.
Insetti quali le formiche possono alzare pesi 10 volte superiori al loro.
Io, folletto del bosco, mai riuscirei a fare tanto, e nessun essere umano della "grande città" potrebbe esprimere tale potenza.
Mi piace pensare che anche la forza interiore sia così, mi piace credere che più una persona sembri piccola, esile e fragile, e più sia forte e determinata.
E mi viene da ridere pensando a quei tanti energumeni che ostentano forza,e potere, immaginando che potrebbero essere spazzati via dal primo colpo di vento ....
Si, è strano ... ma vero!

lunedì 22 febbraio 2010

25-Immagina

Per una generazione è stato uno stile di vita
Per una un ideale da combattere
Per un'altra solo una canzonetta
Molti ne hanno assaporato il significato
Molti hanno solo ascoltato la musicalità delle parole
Chiunque voi siate,
che sia per voi la prima volta o che lo abbiate già fatto,
...... :

Immagina non ci sia il Paradiso
prova, è facile
Nessun inferno sotto i piedi
Sopra di noi solo il Cielo
Immagina che la gente
viva al presente...
Immagina non ci siano paesi

non è difficile
Niente per cui uccidere e morire
e nessuna religione
Immagina che tutti
vivano la loro vita in pace...
Immagina un mondo senza possessi
mi chiedo se ci riesci
senza necessità di avidità o fame
La fratellanza tra gli uomini
Immagina tutta le gente
condividere il mondo intero...
Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno

Di notte, nel bosco, in compagnia delle mie amiche lucciole, mi capita ancora di prendere la vecchia chitarra e, cantando con loro, sentire i brividi come la prima volta che ne capii a fondo il significato.
E di giorno, ogni giorno, ripeto queste parole come fossero parte di un preghiera: ci sarà una stella, da qualche parte, che ascoltandomi esaudirà prima o poi questo mio desiderio.

domenica 21 febbraio 2010

24-L'aquilone

Vorrei essere un aquilone nelle mani di una bambina.
Legato ad un anima pura solo da un sottilissimo filo, lei la mia guida io il motivo del suo stupore.
Non avrei timore di sentirmi in mani così inesperte, certo che, finchè sarà nelle sue possibilità, mi terrebbe stretto a se con tutta la forza a sua disposizione.
E se un giorno un colpo di vento mi strapperà dalle sue mani, sarà perchè è il momento di salutarci, affinchè la sua gioia possa nascere dal suo cuore e non dai miei volteggi in cielo.
Ma poi chissà ... il vento un giorno potrebbe riportarmi da lei per fare in modo che almeno il ricordo di me, e quello di essere stato un suo "gioco", non sparisca mai dal suo cuore fanciullo.
In fondo l'essere un folletto ... è proprio questo.

venerdì 19 febbraio 2010

23-Lacrime

La nebbia si stava diradando, finalmente tornavo a vedere almeno quello che avevo davanti, era stato come attraversare una nuvola.
Per fortuna ero riuscito a non perdere il sentiero e questo mi rassicurò .
Decisi di fermarmi un attimo, per riprendere il fiato, dato che ne ero un pò a corto.
Un leggerissimo rumore alle mi spalle, qualcuno stava, come me, camminando nella neve alta.
Mi volto e la vedo, anche lei appena uscita dalla nebbia si stava chiedendo dove era, se si era persa oppure no.
Due occhi dolcissimi, un corpo tanto esile quanto elegante nei movimenti.
Quella cerbiatta aveva qualcosa di speciale che la distingueva dalle altre.
Ci siamo guardati negli occhi, io non le avrei mai fatto del male, ma avevo una gran voglia di avvicinarmi a lei e, ma non sapevo per quale motivo, di stringerla forte a me in un tenero abbraccio.
Lei aveva capito, sapeva che non le avrei fatto niente, ma la diffidenza era molta, forse aveva già incontrato in passato dei folletti come me, e non le erano rimasti dei buoni ricordi.
A volte sembrava accennare un passo verso me, poi subito si fermava per arretrare nuovamente.
Siamo rimasti in quella posizione non so per quanto, poi lei si é voltata e lentamente si é allontanata.
"quando vuoi, torna, io rimarrò su questa strada" le ho gridato prima che rientrasse nella nebbia.
Nella neve alta e fresca si erano formati dei cristalli di forma diversa dai soliti fiocchi di neve, penso siano state lacrime.
Mi piace pensarlo.

giovedì 18 febbraio 2010

22-Amiche stelle

Stanotte non riuscivo ad addormentarmi, ero lì, sul mio letto di foglie, naso all'insù.
Sopra di me solo il cielo completamente illuminato dalle stelle.
La loro luce era viva, un continuo pulsare, come tanti cuori che battevano, come occhi che si aprivano e richiudevano nel guardarmi.
Mi sarebbe piaciuto essere tra loro, uno di loro, così materialmente irraggiungibile ma fonte di vibranti emozioni.
Poi mi sono immaginato lassù a guardare giù ... no, preferisco rimanere qui dove sono per poter, ogni tanto, alzare gli occhi e vederle, e se anche non le vedo, sapere che ci sono.
Ho socchiuso gli occhi e mi sono addormentato.
Grazie amiche stelle.

martedì 16 febbraio 2010

21-La nevicata

Brrr, che aria fresca !
Stà nevicando, e non posso certamente perdermi lo spettacolo dei fiocchi di neve che scendono lentamente dal cielo per adagiarsi, altreattanto dolcemente, a terra formando, gli uni fondendosi agli altri, un manto candido.
Io che sono piccolo, riesco a vederli da vicino, e vi posso dire che la loro bellezza è talvolta disarmante.
Non ce ne è uno uguale all'altro, sono tutti diversi .... diversi .... DIVERSI ..... DiVeRsI ... che strana parola "diversi".
Mi chiedo, cosa vuol dire essere diversi?
Forse laddove esiste una "normalità" può esitere anche una "diversità" ... ma cosa è normale, cosa è diverso.
Ed il normale lo è rispetto a cosa ?
Il diverso lo è da chi ?
Se tra dieci folletti solo uno è vestito di rosso, mentre gli altri lo sono di verde, è lui il "normale" e gli altri i "diversi", oppure il contrario solo perchè loro sono in numero maggiore ?
Che strani pensieri mi vengo talvolta .... ma sono troppo piccolo per riuscire a trovare una risposta dentro di me, dovrò chiedere aiuto a qualche saggio del villaggio.
Intanto mi godo questa nevicata, e mi guardo tutti questi fiocchi di neve, ognuno diverso dall'altro, ognuno più bello dell'altro.

domenica 14 febbraio 2010

20-San Valentino

Oggi è San Valentino, la festa degli innamorati, anche per noi creature del bosco, seppur con alcune piccole, insignificanti varianti.
Qui da noi, per sentirsi profondamente innamorati, non importa essere fidanzati, sposati, conviventi, conoscenti o altro (non importa nemmeno essere in due ...).
Noi possiamo essere innamorati di una persona, di un amico, di un genitore, di un figlio, di un animale, di un oggetto, di un ideale, di un sentimento, di ciò che vediamo e di ciò che sentiamo, amiamo la natura, i fiori, gli alberi e gli animali.
Noi amiamo e siamo innamorati di tutto ciò che ci circonda, purchè sappia trasmetterci qualcosa.
Da voi, nelle "grandi città" sappiamo che vigono altre regole .... ma io sono un folletto ed auguro a tutte ed a tutti un buon San Valentino perchè sono certo che in ognuno dei vostri cuori avete un angolino di AMORE, da dare e da ricevere !

sabato 13 febbraio 2010

19-Dedica

Il fato, che non è il marito della fata ..., mi costringerà a fermarmi per qualche giorno, interrompendo il mio viaggio.
Una improvvisa emergenza nel bosco richiede la presenza di tutti folletti in zona.
Mi stò precipitando anche io; chissà se potrò sbirciare un pò, ogni tanto, nel cuoricino delle mie amiche fatine, ed in quello della mia stella guida.
Di sicuro sentirò la loro mancanza, anche se continuerò a sentirle sempre vicine a me ... speriamo che loro aspettino il mio ritorno.

Come saluto, vorrei dedicare questa poesia di Veronica A. Shoffstall a tutte le creature del bosco che non sanno di essere così "belle" come le vedo io.

Dopo un pò impari la sottile differenza
tra tenere
una mano e incatenare un'anima.
Impari che l'amore non è appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non è sicurezza.

Ed inizi a imparare che i baci non sono contratti e i doni non sono promesse.
Incominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta con gli occhi aperti,
con la grazia di un adulto,
non con il dolore di un bimbo.
Ed impari a costruire tutte le tue strade oggi,
perchè il terreno di domani è troppo incerto per fare piani.
Dopo un pò impari che il sole scotta se ne prendi troppo.
Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima,
invece di aspettare che qualcuno ti porti fiori.

E impari che puoi davvero sopportare, che sei davvero forte e che vali davvero.

Agli amici folletti, ai maghi, alle fate, agli gnomi ed a tutti coloro che mi accompagnano in questo mio viaggio, vi voglio bene.

p.s. nel bosco dove mi stò recando c'è neve ...tanta neve.

venerdì 12 febbraio 2010

18-Il paguro e la conchiglia

Quando sono un pò triste, ed oggi lo ero, chiedo al vento di portarmi sul "mio" scoglio, quello sul mare, con quella luce magica che va e che viene ...
Lì mi trovo a mio agio, ed ogni volta è per me come ricominciare una nuova vita. Se tutti potessero avere un luogo rigenerante e ristoratore come il mio ...
Me ne stavo a contemplare il mare, quando alcune grida mi hanno destato da quell'ipnotico sonnecchiamento: un granchio stava rincorrendo un piccolo ed indifeso paguro che si era da poco liberato della sua conchiglia.
Il paguro, essendo più piccolo e più agile, riusciva a sottarsi alle chele del suo aggressore.
Improvviso colpo di fortuna (per il paguro) una conchiglia vuota, abbandonata, rifugio perfetto.
Il granchio, sbuffando di rabbia per il mancato banchetto, se ne tornò sui suoi passi.
Lentamente, molto lentamente, il piccolo paguro provò ad affacciarsi e solo dopo essersi assicurato che l'altro se ne era andato si tranquillizzò.
"Ehi, signorino!" rivolgendosi a me " certo che, invece di startene li a guardare lo spettacolo, avresti anche potuto aiutarmi!"
"Vero" gli risposi ironicamente " ma è la stessa cosa che anche il granchio avrebbe potuto chiedermi ..."
Lo avevo zittito immediatamente, ma facemmo amicizia e, dimenticandomi dei motivi che mi avevano fatto essere triste fino a pochi attimi prima, cominciammo a parlare.
"Il nostro corpo cresce molto più in fretta delle conschiglie che ci ospitano, e quindi siamo spesso costretti a lasciare il vecchio guscio per andare alla ricerca di uno più grande. E' proprio in questo "passaggio" che diventiamo vulnerabili, ed i granchi sono sempre lì ad aspettarci. Però io son più furbo di loro ....."
"Ma non ti affezioni alla tua conchiglia ?" gli chiesi.
"Certo, che diamine, diventiamo uno parte dell'altra, io sono la sua vitalità, lei la mia protezione ... ma ad un certo punto ci rendiamo conto di essere entrambi come in "gabbia" e quindi lasciamo che la natura faccia il suo corso. Però, ogni volta, la tristezza del saluto viene compensata da una ... magia!"
"Magia ?" domandai stupito (ma non troppo).
" M-A-G-I-A, scandì come a non voler essere frainteso. Tutto quello che un paguro vive a livello di sensazioni, rimane dentro la conchiglia, così quando io entro nel nuovo guscio vengo invaso da tutte le esperienze fatte dal paguro che prima di me l'aveva occupato. Le belle sensazioni mi riempono di gioia, quelle cattive , perchè ci sono anche quelle, mi servono da monito, per evitare gli errori commessi da lui. E' bellissimo, e lo è ancora di più il sapere che un pagurino, più piccolo di me, in questo momento stà entrando nella mia vecchia conchiglia e stà provando le mie vecchie esperienze".
"E' vero" dissi sorridendo "lasciamo che la natura compia il suo corso, non ostacoliamola, nemmeno quelle volte che ci mette alla prova".
Sapevo benissimo cosa voleva dire il paguro, anche io ho vissuto per un lungo tempo nel bosco con una lumachina, anche lei si portava sempre dietro la sua casa per potersi riparare e proteggere in qualsiasi momento.
Un giorno se ne è andata lasciandomi solo quel guscio vuoto, ma ancora oggi, quando mi prende la malinconia, entro li dentro e riesco a rivevere tutte quelle sensazioni che avevo provato con lei...
Tornai a contemplare il mare, ma non ricordandomi più del motivo della mia iniziale tristezza chiesi al vento di riportarmi a casa, una qualsiasi, purche la potessi sentire "casa mia".

giovedì 11 febbraio 2010

17-Due corpi in uno

Una carezza sul collo, un bacio sul naso, le mie mani che scivolano lentamente sui suoi occhi fino a coprirli completamente. Nessuno scatto da parte sua, segno di grande fiducia accettare di farsi chiudere gli occhi, di rinunciare alla propria vista.
Le mie ginocchia premono con decisione, ma con altrettanta dolcezza, sulle sue spalle.
Le mie mani sfiorano la sua schiena accarezzandole i capelli, castani, lunghi.
Un segnale, più pensato che trasmesso ed improvvisamente siamo due corpi in uno.
Io gli occhi, lei le gambe, quale sia la strada da prendere nessuno dei due lo sa, la meta è sconosciuta.
Alternare il passo lento, per poterci scambiare due parole, alla frenetica corsa per la gioia di sentire il vento in faccia.
La fatica fisica non offuscherà mai il piacere di essere stati insieme.
Ci salutiamo, e già contiamo i minuti che ci separano dal prossimo incontro.
Un ultimo sguardo ....
Dimenticavo, oggi non mi sono fatto trasportare dal vento, oggi sono stato a fare una passeggiata con la mia cavallina, che si chiama Bella e che, di notte, quando nessuno la vede, si trasforma in fata per entrare nei sogni dei bambini e far loro compagnia.