venerdì 5 marzo 2010

36-L'orologio del tempo

Ci sono giorni nei quali il tempo sembra non passare mai. altri in cui la notte arriva anche troppo presto.
Eppure il mio viaggio mi porta sempre in luoghi nuovi, mi permette di conoscere persone e provare sensazioni diverse da quelle provate il giorno prima.
Forse tutto dipende dal mio stato d'animo, più solo allegro e più l'orologio del tempo sembra correre.
Vorrei fosse il contrario per potermi godere più a lungo i bei momenti e lasciarmi scivolare addosso, velocemente, quelli brutti.
Ricordo di aver incontrato, nel corso di un mio viaggio nel vento, un uomo di una tribù africana che attraversava la savana in solitudine e al quale chiesi quanto era lungo il suo di viaggio: mi rispose che il cammino attraverso la foresta non è mai lungo, se si ama la persona che si va a trovare.

giovedì 4 marzo 2010

35-Un sole piccolo piccolo

Questa mattina, era presto, ho visto tramontare la luna.
L'ho seguita con lo sguardo mentre andava a nascondersi dietro le montagne, e lo ha fatto con un laconico saluto.
Esattamente sull'altro lato della volta celeste, sempre da dietro i monti, ha fatto capolino il sole e con sua luce, che fino quel momento era solo riflessa, ha cominciato a scaldare gli infreddoliti fili d'erba ancora coperti di brina ghiacciata.
Nonostante il calore e la luce che riusciva ad emanare, e seppur la sua presenza indicasse il giornaliero ritorno alla vita, anche il suo sguardo non trasmetteva felicità o gioia, ma era, al pari di quello della luna, malinconico e triste.
Stranissimo, pensai, in fondo si stava rinnovando il senso di rinascita, e questo doveva essere un motivo di gioia, per tutti, ed a maggior ragione per lui che ne era il principale artefice.
"Anche oggi così !" disse come ad aver sentito la domanda che ancora non avevo fatto, "pochi secondi, solo per pochi secondi".
Il suo sguardo era fisso davanti a se, nel punto esatto in cui, prima, si era spenta la luce della luna.
Povero amico sole, così grande e potente, padrone assoluto della vita, così follemente innamorato della luna con la quale può condividere solo pochi fugaci attimi.
Eppure, anche se il destino non li farà mai incontrare e dovranno accontentrarsi di scambiarsi brevissimi, quanto dolci, sguardi di intesa, il loro amore resiste ed il tempo non potrà mai intaccarlo.
A volte mi sento un piccolo sole ....

mercoledì 3 marzo 2010

34-Testarda voglia di vivere


Ho cercato di capire come funziona lo strano oggetto che fa le fotografie, quello che avevo trovato nel prato qualche tempo fa. Non credo di aver capito bene, ma qualche tentativo l'ho fatto.
Mi sono addentrato nella città, che posto strano, difficile capire come vi si possa vivere.
Rumore, odori, tutto diverso dal mio bosco, e poi pochissimo verde; dopo pochi minuti già mi mancavano i miei fiori i miei alberi, l'erba dei prati ....
Poi, quando ormai avevo perso ogni speranza, una margherita che, testardamente, aveva deciso di nascere lì dove nessuno l'avrebbe mai cercata.
Una sfida al cemento, lì, a dimostrare a tutti la sua voglia di vivere, magnifica, nel suo splendido splendore.

martedì 2 marzo 2010

33-Il filtro magico

Ero molto giovane, e molto inesperto, desideravo tanto essere amato dagli altri, facevo di tutto per rendermi piacevole, simpatico.
Ma gli altri mi snobbavano, sembravano non accorgersi di me.
Passavo intere giornate da solo, osservavo gli altri ridere e scherzare, potevo distinguere in loro un aurea d'amore che li avvolgeva, e non potevo far altro che inviadiarli.
Non ero amato.
Allora mi decisi ed andai da una fata del villaggio esperta in magie e pozioni.
"Ti indicherò un filtro amoroso senza veleni, senza erbe, senza formule magiche" mi disse "se vuoi essere amato, ama !"
Ha funzionato!

lunedì 1 marzo 2010

32-L'arcobaleno

Ha piovuto tanto, oggi, sembrava che il cielo si fosse arrabbiato, per chissà quale motivo, ed avesse deciso di voler ripulire tutto.
Ma poi, come sempre, dopo ogni tempesta è di nuovo arrivato il bel tempo.
Dapprima solo un raggio di sole, poi sempre più fino a sconfiggere le nuvole.
Adesso, nel bosco, piove ancora, ma solo perchè molte goccie si erano attardate sulle foglie degli alberi e adesso, lentamente, stanno scivolando giù, una ad una.
Sembrano bambini che giocano sui loro scivoli, forse, come loro, si stanno divertendo.
E come d'incanto ecco spuntare l'arcobaleno ....
Ricordo di quando ero piccolo, ogni volta che il cielo veniva colorato da quello che pensavo fosse un portale magico, mi precipitavo verso di lui, con il desiderio di poterlo toccare, per verificarne la consistenza.
Ma più mi avvicinavo e più lui si allontanava da me, e, come se non bastasse, il tutto durava non più di pochi minuti .... 2, 3 massimo 5 minuti, poi i colori dell'arco si mescolavano a quelli del cielo e svaniva con la stessa velocità con cui era apparso.
Peccato che le cose più belle durino sempre così poco e che, per quel poco, siano irraggiungibili.
Oppure è una fortuna, perchè la voglia di raggiungerle non si placa mai e ci permette di guardare e camminare avanti!

domenica 28 febbraio 2010

31-Tempesta

Onde talmente alte che appaiono e scompaiono all'orizzonte come enormi montagne di acqua con fluttuanti sbuffi di schiuma che richiamano alla mente le cime imbiancate dalla neve.
Il nero del cielo si mescola a quello del mare, un oscura miscellanea che mi impedisce di capire dove finisca uno e dove inizi l'altro.
Piove, insistentemente, non posso ripararmi dall'acqua, tant'è quella, salata, che il vento mi sbatte in faccia e quella, dolce, che il cielo mi stà rovesciando addosso incurante delle mie difficoltà.
In mezzo a questa indescrivibile situazione mi sento terribilmente solo ed abbandonato al mio destino, sbattuto un pò qua un pò là.
Sotto di me e nelle identiche precarie condizioni, un vascello cerca disperatamente di mantenersi a galla, anche lui in completa balia delle onde.
I suoi piegamenti sui fianchi, fanno si che gli alberi vadano ad accarezzare il pelo dell'acqua, ogni movimento sembra che sia l'ultimo, in attesa dell'onda decisiva che riesca a rovesciare definitivamente lo scafo ponendo fine a quella immane fatica.
Le vele sono abbassate, in segno di resa, il comandante ha ormai deciso che uscire da quell'inferno sia impossibile, inutile quindi sperare in un colpo di vento benevolo che, gonfiando le grandi ma ormai lacere vele, possa portarlo fuori di lì.
Il suo sguardo è fiero, le rughe e le cicatrici che solcano il suo volto, fanno pensare ad una vita realmente vissuta.
Quell'uomo deve averne passate tante e fino ad oggi ne era sempre uscito da vincitore, anche se "segnato".
Quell'improvvisa arrendevolezza al fato, mal si coniugava con quella figura.
Forse era vecchio, forse solo molto stanco, ma ormai il suo sguardo era rivolto verso un indistinguibile orizzonte, e le sue braccia non impugnano più il timone, ma sono tristemente distese lungo i fianchi.
Una massa di acqua colpisce il vascello sul lato destro, un altra su quello sinistro la prua si alza violentemente e .... un onda grandissima si stà abbattendo su quello che ormai è solo un pezzo di legno alla deriva.
é veramente un onda enorme, forse la più alta e maestosa mai vista dal comandante in tutta la sua vita passata in mare.
"Se devo essere sconfitto meglio che lo sia da un onda così", pensa " in fondo sarà un sollievo sapere di essermi piegato solo alla più grande delle onde che il mare potesse creare".
Abbozza un sorriso, quasi convinto di ciò che aveva pensato, poi, un improvviso bagliore illumina i suoi occhi: quell'onda poteva essere la prova che esisteva qualcosa più forte di lui, oppure poteva rappresentare una nuova sfida da vincere.
Sorride di nuovo, si lascia andare in una imprecazione incomprensibile, le sue mani afferrano saldamente il timone, le vele si alzano.
Ha deciso per la sfida, forse ne uscirà sconfitto ma non senza lottare.
E se deve essere sfida, sfida sia.
Il mare ed il vascello sembrano belve avvinghiate tra loro nell'atto di una feroce lotta corpo a corpo.
Un fulmine mi sfiora, ed il suo lampo mi abbaglia per alcuni secondi, quando i miei occhi riacquistano la capacità visiva, il vascello non c'èa più ... il mare se lo è probabilmente inghiottito.
Penso alla fierezza di quel comandante che aveva deciso di lottare fino all'ultimo, poi alcune grida attirano la mia attenzione, mi volto e vedo, in un'area di mare calmo ed illuminato da uno spiraglio di sole, il vascello, ed il suo comandate, distrutto uno dalla forza del
mare, l'altro dalla fatica.
Ride sguaiatamente il comandante felice di aver vinto anche quella sfida, potrà raccontare di aver battuto anche quel mostro del mare.
Ride, il comandante, e si maledice diaver pensato che era arrivato il momento di arrendersi.

sabato 27 febbraio 2010

30-Lo gnomo con lo specchio

Paffutello, faccia simpatica ed aria da bonaccione, questo l'aspetto dello gnomo che mi sono trovato di fronte camminando per un prato fiorito.
Unica stranezza, aveva un grande specchio in mano, e da esso non distoglieva mai lo sguardo ... vanesio, pensai!
"Ciao folletto, come stai? E' bello incontrarti ! Simpatico quel cappello"
Non aveva ancora alzato gli occhi e non poteva sapere se avevo o meno il cappello in testa ...
"Io non ti ho mai visto prima in questo luogo, ma devi essere uno bravo.
Hai visto che bella espressione assume la mia bocca quando dico la parola 'bravo' ?
"
Ogni espressione del volto era effettivamente misurata e pesata, i movimenti delle mani studiati nei minimi particolari.
"Non ti conosco, non so che fai ne come vivi, ma per me hai un problema, tutti hanno problemi, se vuoi ti aiuto io a risolverlo. Io so come fare.
Certo che questo taglio di capelli mi dona proprio, vero? risalta il colore dei miei occhi !"

Non si fermava un momento, non mi aveva nemmeno permesso di aprire bocca, continuava nella sua tiritera guardandosi allo specchio, ammirato dalla sua immagine e soddisfatto del suo modo di parlare.
Mi sono allontanato in fretta mentre lui aveva già ricominciato a parlare (probabilmente è ancora li che lo fa e non si è reso conte di essere da solo ...).
Io diffido di chi ama guardarsi e sentirsi, preferisco chi guarda ed ascoltra il mondo che lo circonda, alla faccia del proprio aspetto.

venerdì 26 febbraio 2010

29-Ho scoperto qualcosa di nuovo

Nel prato ai margini del bosco vengono talvolta alcune famiglie per passare momenti di svago e di spensieratezza, allontanandosi dalla loro grande e caotica città.
Mi piace fermarmi ad osservarli, mentre compiono gesti rituali e ripetitivi, ma che a loro sembrano dare molta gioia.
Personalmente preferisco l'imprevisto, l'istinto, fare ciò che mi pare nel momento che più mi piace.
Loro, invece, sembrano cercare solo la tranquillità.
Nonostante questo, è piacevole osservarli ed in fondo trasmettono serenità anche a me.
L'ultimo gruppetto non è stato però molto rispettoso del prato e del bosco, e molti "residui" del loro passaggio erano rimasti un pò ovunque.
Per fortuna ci hanno pensato i miei amici uccellini a ripulire tutto .... però una cosa è rimasta sul prato, si sono dimenticati uno strano,ed ingombrante, oggetto che dava loro molto divertimento.
A turno si mettevano in posa, qualche volta seriamente, altre volte con goliardia, mentre uno di loro, guardando dentro lo strano oggetto diceva di scattare "foto da rivedere" ...
Immagino sia una delle tante stranezze della città, comunque l'oggetto me lo sono tenuto io, cercherò di capire come funziona, e chissà che non mi torni utile nel mio viaggio.

giovedì 25 febbraio 2010

28-L'albero ed il vaso

Ai piedi del grande albero, un vaso di coccio che raccoglieva l'acqua che cadeva da una delle foglie del ramo che si protendeva verso di lui.
Una goccia alla volta, lentamente, e quella era l'unica foglia dalla quale cadevano.
Il vaso era ormai stracolmo, il liquido raggiungeva il bordo superiore e sembrava voler trabordare da un momento all'altro.
"Basta un'altra goccia" pensai, ed aspettai di vedere cosa sarebbe successo.
No, mi sbagliavo, la goccia si tuffò nella brocca, ma l'acqua non uscì dal vaso; eppure sembrava veramente che non ne potesse contenere più.
Ancora una goccia, poi un altra ed un altra ancora, ma il livello del liquido non cambiava.
Mi accertai che non vi fossero falle o perdite nella superficie del vaso... niente, l'acqua vi cadeva dentro, ma non ne usciva.
La cosa non mi convinceva ed allora chiesi all'albero quale strano mistero poteva permettere ciò.
"Io alimento la speranza del vaso, lui la raccoglie, tutto qui".
"va beh, questo l'avevo capito" chiesi ancora "ma per quale motivo l'acqua non esce mai ?"
"Semplicemente perchè la speranza non può essere buttata via, ogni goccia deve essere aggiunta alle altre, senza mai sprecarne una. Quindi il vaso la contiene tutta, nonostante io continui a versare in lui ancora goccie di questo sentimento."
"Interessante, ma non mi hai spiegato dove va a finire tutta quell'acqua che dovrebbe uscire ma che rimane dentro il vaso", continuai con le mie perplessità.
"Da nessuna parte, resta tutta li dentro. Puoi pensare sia magia, oppure quello che vuoi, ma è così" mi disse forse un pò scocciato dalla mia insistenza.
Ma non mi convinsi per niente " non esiste un contenitore che possa contenere qualcosa all'infinito senza mai riempirsi totalmente"
"Che sciocco folletto ho trovato oggi ! Forse l'amore ha una misura? Forse il tuo cuore è in grado di amare solo fino ad un certo limite ? E non puoi amare 'immensamente' più persone, o cose o animali o ... il tuo cuore ama forse una volta per volta? E se il cuore non ha limite nell'amare perchè lo dovrebbe avere un vaso che vuole continuare a sperare ?"
Amore ... speranza ... ci vorrebbe davvero un grande sacco per contenerli ... ma credo che l'albero avesse ragione ... ho un cuore e tutte le volte che credo sia "pieno" scopro che c'è sempre del posto libero per nuove sensazioni.

mercoledì 24 febbraio 2010

27-La melodia

Mi capita, a volte, di suonare il flauto per rendere più armonico lo spazio che mi circonda, quando lo faccio, molti uccellini si posano sui rami vicini e mi accompagnano con il loro canto.
Ogni nota, messa sullo spartito, contribuisce a creare una melodia; una dietro l'altra come a non voler finire mai.
Quasi sapessero leggere quella serie di pallini e stanghette, anche i miei improvvisati amici orchestrali, riescono a seguire la melodia arricchendola di sonorità.
Talvolta qualche nota scappa, una stecca, un erreore ... ci stà, ma la melodia continua, vorrei poter tornare indietro per ripetere il brano correttamente, per vedere se in quel particolare punto ricommetterei lo stesso errore, ma gli uccellini continuano a cantare, ed io non posso fare altro che seguirli... al prossimo ritornello proverò a non stonare.
Le note sul pentagramma sono come gli anni nella vita ... un pallino dietro l'altro, suonati in fretta, senza poter tornare indietro perchè altri stanno già correndo avanti.
E come nella musica anche nella vita si possono (o si devono?) commettere errori, fare qualche stecca, l'importante è il sapersi riprendere, capire quale è stato il passaggio che ci ha messo in difficoltà e, al prossimo ritornello, non ripetere l'errore (magari per commetterne uno nuovo ...).
In una canzone ciò che ti rimane a mente è proprio il ritornello, che ricorre ... ricorrenza!
Quando si ha una ricorrenza ci si guarda indietro, ma si continua a correre avanti, con passo più deciso.
Auguri a tutti coloro che oggi, o in altro giorno, possono dire "oggi ho messo una nota in più sul pentagramma" sono certo che ne nascerà una dolcissima melodia.
Mi spiace per coloro i quali hanno invece dovuto interrompere la loro canzone sul più bello ... per loro non ci saranno più "ricorrenze" ... ma questa è un'altra storia, triste, che oggi, giorno di festa, non mi va di raccontare.
AUGURI ! Qualunque sia il motivo per cui oggi festeggi, fa in modo che la tua vita diventi la più bella melodia mai scritta e suonata.