martedì 14 gennaio 2020

Ma come fai?








A quanto pare il cielo ha ancora bisogno di stelle ...

Ancora una volta mi sono sentito chiedere: "Ma vale la pena? Ma come fai? Ci si abitua?"

Mi è allora tornato in mente un post vecchio di oltre 4 anni cher ripropongo perchè

- si, vale sempre la pena

- non lo so come faccio

- no, non ci si abitua, mai!


PARTENZE


E' come stare seduti sulla panchina di una stazione ferroviaria: nascosto dietro un naso rosso (anche quando non fa freddo) ed un vestito dai colori forse troppo vistosi.

Ti passano davanti, ti salutano, alcuni, ... troppi ..., si fermano a parlare con te (o te a parlare con loro).

Temono il viaggio, sanno che partire significa lasciare.

Aspettiamo il treno insieme, scambiando quattro chiacchere, scherzando e ridendo come fossimo amici da una vita, ma ci siamo appena conosciuti.

Non riescono a sorridere, invece, gli accompagnatori; loro no, loro ci guardano e fingono allegria, sorrisi che nascondono una gran voglia di piangere.

Chi parte lascia, ma sa di essere all'inizio di un viaggio che lo porterà chissà dove, ma chi resta ... lascia e basta.

Strano: speri che il treno sia in ritardo, magari che un guasto lo fermi, anche solo per un po ... magari che non riparta più. Invece arriva troppo spesso e con troppo poco ritardo.

La frenata è rumorosa, stridula ... fastidiosa, le porte si aprono e li aiuti a salire, a fare attenzione ai gradini, gli porgi le loro valige, pesanti, piene di ricordi.

Vorresti stare li a salutarli tutti, vedere le loro mani agitarsi ai finestrini, ma capisci che tu eri li solo casualmente seduto sulla quella panchina, è giusto che i saluti li facciano gli accompagnatori che li hanno portati fin li ... e ti senti di troppo ... e cambi panchina per non incrociare i loro sguardi, come fossi un ladro ....

Di ognuno di loro ti resta solo il nome ed un sorriso.

E così ti domandi se valga la pena continuare a sedersi su quella panchina, con quel naso rosso e con quei buffi vestiti ... a vedere partire così tanti viaggiatori sapendo che non torneranno sui loro passi; sono pochi quelli che decidono di non salire su quel treno, ma chi lo fa, lo fa per sempre.

Poi, all'improvviso ti arriva un messaggio, da un "accompagnatore", uno dei tanti che hai visto alla stazione, uno di quelli che sicuramente l'ultima cosa che ti hanno chiesto è stata "... perchè?".

... uno di quelli ai quali non hai saputo dare una risposta ...

Leggi il messaggio, riga dopo riga,  parola dopo parola, lo rileggi. 

Si, ne valeva la pena ...


3 commenti:

  1. Quella partenza è l'ultima e solo i bambini e pochi adulti sanno affrontarla, se accompagnati.
    Accompagnare, che verbo meraviglioso. Auguro a tutti di avere voglia di farsi compagno... a te un grande grazie dentro un abbraccio commosso.

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  2. Mi tremano i polsi ... Voglio essere anch'io in quella panchina. Vale sempre la pena. Grazie Folletto.

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  3. Perché? Già, perché? È legittimo e altrettanto struggente domandarsi il perché per poi non riuscire a trovare risposta.
    Voi fate in modo di alleviare col sorriso, lieta speranza e gioioso utilizzo di "quel" tempo di indicibile e infinita sofferenza, per tutti. Mah!
    sinforosa

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