lunedì 7 dicembre 2015

237 - Partenze ...




E' come stare seduti sulla panchina di una stazione ferroviaria: nascosto dietro un naso rosso (anche quando non fa freddo) ed un vestito dai colori forse troppo vistosi.

Ti passano davanti, ti salutano, alcuni, ... troppi ..., si fermano a parlare con te (o te a parlare con loro).

Temono il viaggio, sanno che partire significa lasciare.

Aspettiamo il treno insieme, scambiando quattro chiacchere, scherzando e ridendo come fossimo amici da una vita, ma ci siamo appena conosciuti.

Non riescono a sorridere, invece, gli accompagnatori; loro no, loro ci guardano e fingono allegria, sorrisi che nascondono una gran voglia di piangere.

Chi parte lascia, ma sa di essere all'inizio di un viaggio che lo porterà chissà dove, ma chi resta ... lascia e basta.

Strano: speri che il treno sia in ritardo, magari che un guasto lo fermi, anche solo per un po ... magari che non riparta più. Invece arriva troppo spesso e con troppo poco ritardo.

La frenata è rumorosa, stridula ... fastidiosa, le porte si aprono e li aiuti a salire, a fare attenzione ai gradini, gli porgi le loro valige, pesanti, piene di ricordi.

Vorresti stare li a salutarli tutti, vedere le loro mani agitarsi ai finestrini, ma capisci che tu eri li solo casualmente seduto sulla quella panchina, è giusto che i saluti li facciano gli accompagnatori che li hanno portati fin li ... e ti senti di troppo ... e cambi panchina per non incrociare i loro sguardi, come fossi un ladro ....

Di ognuno di loro ti resta solo il nome ed un sorriso.

E così ti domandi se valga la pena continuare a sedersi su quella panchina, con quel naso rosso e con quei buffi vestiti ... a vedere partire così tanti viaggiatori sapendo che non torneranno sui loro passi; sono pochi quelli che decidono di non salire su quel treno, ma chi lo fa, lo fa per sempre.

Poi, all'improvviso ti arriva un messaggio, da un "accompagnatore", uno dei tanti che hai visto alla stazione, uno di quelli che sicuramente l'ultima cosa che ti hanno chiesto è stata "... perchè?".

... uno di quelli ai quali non hai saputo dare una risposta ...

Leggi il messaggio, riga dopo riga,  parola dopo parola, lo rileggi. 

Si, ne valeva la pena ...












 


 

14 commenti:

  1. Capisco ... Ma ho bisogno di riflettere sulla metafora del treno ...

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    1. Lo sai che sono "difficile" ....

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    2. Già, ho intuito la destinazione del treno, ma devo capire meglio..

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  2. Io ti dico la stessa cosa che dice Stefano " grazie di esistere " , senza di voi sarebbe ancora più difficile salutarsi. Un abbraccio Folletto.

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  3. Un racconto molto profondo che commuove...
    Un forte abbraccio da Beatris

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    1. Non più delle tue testimonianze ...
      Ricambio l'abbraccio

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  4. Ho sempre amato i clown, anche quelli circensi; dietro la loro vistosa allegria c'è sempre qualcosa di molto profondo.

    Quando il treno parte e i viaggiatori di quel treno affrontano l'ultimo viaggio, quel dolcissimo intrattenitore "si sente di troppo", quasi inutile. Grazie di esserCI: grazie per il vostro coraggio, sensibilità, generosità, determinazione. Alla ricerca di un senso ... costantemente ...

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  5. Ciao Folletto, il post è ottimo e passo per augurarti un Buon Natale ed un felice anno nuovo. Sono io che ti passerò il testimone per il calendario dell'avvento in omaggio ad Alessandro. Buona serata.

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  6. Un abbraccio pieno di auguri, Buon Natale e serene festività!
    Beatris

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  7. Bello questo racconto , molto significativo . Lo
    rileggerò altre volte . BUON NATALE a te e a chi
    ami . Buona serata . Laura A.

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  8. Stiamo imparando a conoscerti.
    Grazie per averci accopagnato in questo viaggio virtuale.
    Era destino averti nel nostro calendario.
    Grazie piccolo grande "naso rosso"

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